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Come ridurre gli sfridi nell’industria

Nella produzione industriale una buona parte dei processi tecnologici di lavorazione procede per asportazione: un prodotto viene realizzato - come recita una ormai storica frase di Leon Battista Alberti riferita alla scultura - “per via di levare”. Si estraggono sagome dalla lamiera con il taglio laser, si creano forme con macchine a controllo numerico e così via. Queste lavorazioni ormai offrono tolleranze dimensionali molto precise, mantengono però anche tutta una serie di limitazioni. La più evidente è la produzione di scarti di materiali - o sfridi - che, generalmente, rappresentano uno spreco anche minimo di energia, capitali e manodopera.

Per ridurre le perdite da sfridi di lavorazione occorre, in primis, intervenire sulle cause principali degli sfridi stessi. Queste, essenzialmente, si possono riconoscere in tre momenti:

  1. In fase di scelta progettuale
  2. Nel corso del processo di lavorazione
  3. Nella generica difettosità di prodotti o componentI

Le scelte progettuali sono legate all’ottimizzazione della produzione in funzione del materiale di partenza. Per esempio, nelle produzioni basate sul taglio di lastre è essenziale ottimizzare il “consumo” delle lastre stesse, guidando il taglio in modo che rimanga inutilizzata solo una minima area della lamina stessa. I singoli processi di lavorazione registrano chiaramente scarti più o meno marcati: è compito dell’azienda scegliere la tecnica più indicata tra quelle possibili per la specifica lavorazione.

In questo senso, in alcuni settori del manufacturing l’adozione delle nuove tecniche di produzione additiva - la cosiddetta stampa 3D - rappresenta una strada alternativa interessante anche nella gestione degli sfridi. Anche se non è certamente questo il suo aspetto chiave.

Eppure, il problema degli sfridi può essere considerato anche da un altro punto di vista: nel caso non fosse possibile eliminarli o ridurli sensibilmente, si può provare a trarne del valore. Sono infatti sempre di più le aziende che, consapevoli della forte incidenza del materiale scartato, scelgono di giocare la carta del “recupero”. Per essere efficace dal punto di vista ecologico ed economicamente sostenibile, quest’ultimo deve, però, prevedere piani preimpostati per l’analisi e la differenziazione degli sfridi e l’individuazione di aziende specializzate nella conversione dei rifiuti in risorse.

In ogni caso è fondamentale tenere a mente che gli sfridi devono necessariamente rientrare nel raggio d’azione del gestionale aziendale poiché la loro gestione deve venire coordinata con responsabilità nell’ambito dei processi logistici e di produzione - anche per la parte fiscale. Il collegamento con logistica e produzione è immediato: nel valutare gli ordini di un prodotto che è soggetto a sfridi bisogna tenere conto della percentuale di materiale di scarto per generare correttamente sia gli impegni sia gli scarti di produzione. Bisogna cioè determinare nella maniera più precisa possibile il fabbisogno effettivo di materiale in funzione della sua caratteristica di fornitura (nel nostro esempio le lastre da tagliare sono in dimensioni standard). Il sistema deve poi tenere conto che alla fine della lavorazione dovremo scaricare dal magazzino anche il materiale di partenza corrispondete agli sfridi.

Se questa operazione non viene eseguita in maniera adeguata – all’atto della produzione o periodicamente, dipende dalle lavorazioni – può venirsi a creare una differenza progressivamente crescente tra giacenze reali e contabili. Va poi ricordato che alcuni particolari tipi di lavorazioni prevedono la gestione dei “cali tecnici” di materia prima, concettualmente simili agli sfridi ma regolati da norme ben precise.

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