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Riforma della crisi d’impresa: le novità, gli obblighi, le opportunità

Garantire la continuità aziendale e non solo: sono tante le novità introdotte dalla riforma della crisi d’impresa varata ormai da qualche mese con il Decreto Legge 8 aprile 2020 n. 23 che però entrerà pienamente in vigore nel settembre 2021 come previsto dal Decreto Liquidità.

In realtà il percorso è iniziato molto prima, nel febbraio del 2019, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCI).

Possiamo affermare che si tratta di una disciplina che rivoluziona il diritto fallimentare in Italia.

Un provvedimento che ovviamente va contestualizzato in un periodo di grande incertezza causato dall’emergenza sanitaria globale e che introduce novità importanti circa la disciplina della crisi, la prevenzione dell’insolvenza e le relative procedure d’allerta.

 

Gli obiettivi della riforma della crisi d’impresa

Il punto non è solo quello di adeguarsi alle norme di altri stati europei quanto la necessità, oggi più che mai urgente con gli effetti del covid (anche) sulle imprese, di mettere a disposizione di aziende e imprenditori una serie di strumenti adeguati per prevenire la crisi dell'impresa.

Gli obiettivi sono dunque di:

  • Prevenire la crisi tramite una diagnosi precoce
  • Evitare il sovraindebitamento
  • Tutelare la capacità imprenditoriale di chi va incontro ad un fallimento

Tra le novità più importanti ci sono quelle che riguardano l’introduzione di procedure di allerta della crisi e la disciplina dell'insolvenza dei gruppi di imprese. Arrivano nuove regole per gli organi di controllo e la liquidazione giudiziale, un albo degli incaricati per la gestione e controllo nelle procedure di liquidazione, accordi di ristrutturazione, ecc.

Ma procediamo con ordine.

 

Obbligo di autocontrollo per prevenire la crisi d’impresa

La nuova disciplina introduce l’obbligo di dotarsi di un sistema di procedure di allerta e di composizione assistita allo scopo di anticipare l’emersione dello stato di crisi aziendale.

Questo significa che le imprese devono attrezzarsi per rilevare tempestivamente i sintomi della crisi, così da evitare il fallimento (ribattezzato liquidazione giudiziale).

L’articolo 375 recita testualmente: “L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

Un cambio di prospettiva importante dal punto di vista della governance aziendale che impone alle società di ripensare il proprio assetto organizzativo e nominare degli organi di controllo (sindaci o revisori) preposti a segnalare l'insorgere di una crisi.

Per poter prevenire l'insorgere di una crisi bisogna quindi fissare dei punti di equilibrio e rilevare in tempo reale scostamenti per intercettare anomalie di tipo gestionale (conto economico e stato patrimoniale), erariale e nei rapporti con le banche.

Ma quali indici bisogna tenere d’occhio? L’elenco è stato elaborato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili. Questi parametri consentono di verificare la sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e le prospettive di continuità aziendale.

Definiti i parametri da monitorare, quello che fa la differenza sono gli strumenti di controllo.

 

Evitare la crisi: questione di timing e innovazione

Naturalmente per prevenire stati di crisi non si possono attendere i rendiconti periodici le trimestrali per le aziende quotate, serve un monitoraggio costante di tutti i principali parametri economico-finanziari dell’azienda.

Un obiettivo possibile solo grazie a software e, più precisamente, a sistemi di business intelligence.

Il compito di una soluzione informatica per prevenire la crisi d’impresa non è solo quello di impostare alert che rilevino gli scostamenti ma di anticiparli attraverso algoritmi che lavorino in logica predittiva.

 

La ristrutturazione del debito

Nel caso in cui la crisi aziendale sfoci nella liquidazione giudiziale, la legge prevede comunque una serie di misure premiali per l’azienda che si è impegnata ad evitarla tramite le procedure di allerta preventiva.

Il CCI prevede la possibilità di applicare un piano di ristrutturazione dei debiti ai soggetti che si trovino in uno stato di sovraindebitamento, vale a dire in uno stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore e che si manifesta con l’incapacità di far fronte regolarmente agli adempimenti e alle obbligazioni pianificate.

Significa che l’imprenditore può sottoporre ai creditori un piano di ristrutturazione dei debiti con le indicazioni di tempi e modi per il superamento della crisi redatto con il supporto di un Organismo di composizione della crisi.

Questa possibilità è riservata al cosiddetto debitore meritevole, ovvero l’azienda che abbia predisposto gli strumenti per prevenire la crisi e che non abbia determinato il sovraindebitamento per colpa grave o dolo.

La riforma della crisi d’impresa non è dunque solo una disciplina che prevede nuovi obblighi per gli imprenditori ma un’opportunità importante per automatizzare e semplificare tutti i processi che aiutano l’azienda a mantenere il proprio equilibrio economico e finanziario.

 

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